lunedì 10 novembre 2008

15 . Noi e la rete

Non è un mistero che le persone ‘di una certa età’ convivano con qualche difficoltà, venata di diffidenza, con la miriade di strumenti di comunicazione informatica e digitale che popolano le nostre giornate, tollerandola solo per la necessità di mantenere una tempistica accettabile nello scambio delle proprie comunicazioni. Così spesso l’attenzione, ‘rubata’ in parte ai contenuti, è rivolta all’uso, a volte ostico, degli strumenti (programmi che si impiantano, ADSL che non va, mail che non si scaricano, siti che non si aprono), sullo sfondo di una più o meno consapevole nostalgia di un tempo in cui gli strumenti potevano ritenersi completamente ‘addomesticati’ quando le nostre piccole mani avevano imparato a non macchiarsi intingendo la penna nei calamai che ogni mattina il bidello passava a rabboccare, banco per banco, ed a non pungersi con il pennino ‘Italia’, da ripulire con la carta assorbente prima di riporre la penna nell’astuccio, facendo attenzione a non sprecarne troppa; la cosa più difficile era intingere, giusto il necessario, il pennino nell’inchiostro, non troppo per non farlo gocciolare sul foglio, e non troppo poco perchè non ‘grattasse’ scrivendo, ma una volta imparato il tocco giusto, il gioco era fatto, e tutto ciò che era necessario per scrivere ci sembrava ormai completamente in nostro possesso. Poi, le cose sono cambiate, e poco per volta il portatile ha preso il posto di penne e quaderni, internet ha sostituito il postino, e tutto si è fatto più impersonale: non più la calligrafia come impronta di sentimenti ed emozioni, la stretta di mano, convinta o sfuggente, e l’incontro di sguardi nel dirsi e ascoltarsi, non più l’espressione del viso, o il tono di voce, o l’accento, a dirci dell’altro ciò che l’altro non dice; la rete ha disegnato la mappa virtuale di un villaggio globale, che è dappertutto senza essere davvero da nessuna parte. Per quelli della mia età, la sensazione di una grande finzione, al servizio dell’informazione.
Ma oggi, qualcosa nella mia percezione della rete è cambiato. Una newsletter, arrivata nella mia posta dal New York Time, nella notte che per noi europei è stata ‘la notte di Obama’, che non parlava della crisi delle borse o dei rapporti politici degli USA con il Medio Oriente, ma che mi linkava ad un blog nel quale mi invitava ad entrare digitando member.id e password; così, come per magia, mi sono ritrovata in una piazza virtuale, affollata di uomini e donne invisibili, con storie, culture e condizioni diverse, che da ogni angolo del pianeta dicevano, per quanto le parole sono capaci di dire, di speranze riaccese, orgoglio ritrovato, radici riemerse che da un continente all’altro hanno fatto riscoprire e rafforzare legami; persone che in tutto il pianeta hanno passato buona parte del giorno (o della notte, a seconda del fuso) ascoltando dalla televisione le notizie che, in arrivo dagli U.S.A., rimbalzavano di rete in rete, o cercando su internet in villaggi sperduti dove la TV non arriva, quelle informazioni che, giungendo man mano, andavano costruendo il mosaico di un risultato finale, vissuto da molti come l’alba di una nuova speranza.
Non sappiamo se davvero, e in che modo, Obama potrà trasformare in realtà i loro sogni, ma qualcosa di speciale è avvenuto: aver potuto scambiare, in tempo reale, emozioni e speranze suscitato da un evento che ha già segnato la storia, accaduto per i più in un paese geograficamente e culturalmente ‘all’altro capo del mondo’, e scoprire che queste emozioni e queste speranze sono espresse con gli stessi accenti negli USA come in Medio Oriente, nel sud e nel nord del pianeta, dando voce alle attese di giustizia, di uguaglianza e di pace che accomunano popoli e razze diverse, e che la rete ha fuso in un unico coro, creando per una volta le condizioni di una reale condivisione.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Brava brava brava
Grazie!