mercoledì 26 novembre 2008

16 . Filosofia e comunicazione

I filosofi greci affermano il primato della comunicazione orale su quella scritta. Socrate (469 a.C.) non lascia scritti, ma affida il suo insegnamento al dialogo con i discepoli; ed anche Platone (428 a.C.) raccomandava di ‘dire’, e non solo scrivere, ciò che per noi ha una valenza emotiva particolare. Anche per noi, la formula in uso nei nostri tribunali: “Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità” ha ben altro impatto emotivo di quello che potrebbe avere la formula: “Giuro di scrivere la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità”.
Per Locke (1632) ‘il linguaggio è il rivestimento verbale delle idee’ , mentre Wittgenstein (1889) sottolinea la necessità di rispettare la coerenza fra parole e fatti: ‘Il linguaggio è costituito da proposizioni, il mondo da fatti; quando sono dotate di senso, le proposizioni corrispondono ai fatti’. ‘Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere...’
Per Heidegger (1889) ‘essere’ e comunicazione si sostanziano a vicenda ed il loro rapporto è perciò inscindibile: ‘Il linguaggio è la casa dell’essere. La comunicazione è la condizione essenziale dell’ ‘esserci’ (Dasein)’.
Hora (1891) sottolinea la necessità di comprendere gli altri per comprendere sé stessi : ‘Per capire se stesso, l’uomo ha bisogno di essere capito dall’altro. Per essere capito dall’altro, ha bisogno di capire l’altro’.

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