Anche quest’anno si è tenuto, dal 21 al 23 ottobre, e per la prima volta a Milano, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica dei Servizi al Cittadino ed alle Imprese, più semplicemente conosciuto come ‘Com.Pa.’. Com’è noto, si tratta di un importante appuntamento finalizzato a fare il punto sulla Comunicazione Pubblica (nuove esperienze, strumenti, e progetti) in relazione ai nuovi bisogni di conoscenza e di comunicazione dei cittadini, delle aziende e degli enti.
Come sempre, il programma è stato ricco e stimolante per gli operatori ma, come già segnalai quando, nell’edizione 2003, dirigendo la U.O.C. di Comunicazione Pubblica della ASL 2 di Napoli (Bologna 2003) curai la partecipazione al Salone dell’Azienda, ciò che mancava, e che a mio avviso continua a mancare, è un’interlocuzione reale e non marginale con i cittadini-utenti cui la comunicazione è diretta, sui nuovi bisogni emergenti, sulle ricadute concrete e sulle sue criticità, considerandole così anche dal punto di vista dei ‘fruitori’ e non solo da quello degli ‘erogatori’, dei funzionari e degli ‘esperti’.
Una maggiore presenza di ‘utenti’ e delle loro rappresentanze nei Convegni e nei Workshop farebbe probabilmente emergere più nettamente gli aspetti critici, ma arricchirebbe anche le proposte e gli stimoli, facendo del Salone stesso un laboratorio di Comunicazione Pubblica.
mercoledì 29 ottobre 2008
giovedì 16 ottobre 2008
13 . Il ‘burocratese’
E’ apparso qualche giorno fa sul sito dei ‘Comunicatori pubblici’ un post dal titolo : “Sciatto e oscuro: il linguaggio della P.A. per Tullio De Mauro”, col commento: Se non ci riesce Tullio De Mauro a raccapezzarsi nel linguaggio della Pubblica Amministrazione, figuriamoci un cittadino comune!
Afferma De Mauro:
"Norme che si aprono con periodi di 192 parole, equivalenti a una pagina intera senza segni di interpunzione, non hanno davvero motivazione di esistere: sono solo un incubo linguistico. Ricordo che ho faticato molto a mettere un periodo in ordine di una legge, e poi non sono comunque riuscito a capire cosa volesse dire". … … …
"Diciamo che il linguaggio della PA è un po' migliorato a partire dalla metà degli anni Novanta, grazie a una serie di interventi di Ministri di varie parti, Bassanini, Cassese, che hanno emanato … un "Codice per il linguaggio amministrativo della P.A."
… … … "Molte amministrazioni, specialmente amministrazioni locali, Comuni, Province, che sono più a contatto con la gente, che hanno più bisogno di far capire quello che vogliono dire, si sono impadronite di questo codice, e cercano di rispettarlo" … … …
… … ... "Le amministrazioni centrali di questo Stato in realtà sono molto meno sensibili, dunque continuano ad avere decreti, normative, direttive poco comprensibili. Anche leggi purtroppo … … … In generale si può dire che tutta la normativa che viene dal centro del paese è scritta male, con periodi lunghi con parole inutilmente difficili, e senza la spiegazione di concetti più tecnici".
"C'è sicuramente sia un problema di necessità d'uso di termini speciali che sono riferiti ai vari ambiti in cui la normativa può intervenire, sia di natura tecnico-giuridica. Nulla vieta di spiegarli, anzi sia nel codice sia in una legge del parlamento si consiglia di mettere alla fine delle norme un piccolo dizionario, ma solo quando serve introdurre davvero dei termini tecnici. Non è però questo il problema, lo è invece una certa sciatteria, e poco interesse a farsi capire davvero".
Afferma De Mauro:
"Norme che si aprono con periodi di 192 parole, equivalenti a una pagina intera senza segni di interpunzione, non hanno davvero motivazione di esistere: sono solo un incubo linguistico. Ricordo che ho faticato molto a mettere un periodo in ordine di una legge, e poi non sono comunque riuscito a capire cosa volesse dire". … … …
"Diciamo che il linguaggio della PA è un po' migliorato a partire dalla metà degli anni Novanta, grazie a una serie di interventi di Ministri di varie parti, Bassanini, Cassese, che hanno emanato … un "Codice per il linguaggio amministrativo della P.A."
… … … "Molte amministrazioni, specialmente amministrazioni locali, Comuni, Province, che sono più a contatto con la gente, che hanno più bisogno di far capire quello che vogliono dire, si sono impadronite di questo codice, e cercano di rispettarlo" … … …
… … ... "Le amministrazioni centrali di questo Stato in realtà sono molto meno sensibili, dunque continuano ad avere decreti, normative, direttive poco comprensibili. Anche leggi purtroppo … … … In generale si può dire che tutta la normativa che viene dal centro del paese è scritta male, con periodi lunghi con parole inutilmente difficili, e senza la spiegazione di concetti più tecnici".
"C'è sicuramente sia un problema di necessità d'uso di termini speciali che sono riferiti ai vari ambiti in cui la normativa può intervenire, sia di natura tecnico-giuridica. Nulla vieta di spiegarli, anzi sia nel codice sia in una legge del parlamento si consiglia di mettere alla fine delle norme un piccolo dizionario, ma solo quando serve introdurre davvero dei termini tecnici. Non è però questo il problema, lo è invece una certa sciatteria, e poco interesse a farsi capire davvero".
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