Lo scorso 23 maggio Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza gli operatori della comunicazione ed nel suo discorso è stata fortemente sottolineata l’importanza dei mezzi di comunicazione, capaci di creare nuovi ponti, ma anche nuove distanze, prodotte anche dalla grande disparità fra le diverse possibilità di accesso o di fruibilità di questi strumenti; si pensi, ad esempio, alla questione del ‘digital divide’, o all’importanza strategica che ha assunto la conoscenza delle lingue straniere.
”Sería una tragedia para el futuro de la humanidad si los nuevos instrumentos de comunicación, que permiten compartir el conocimiento y la información de manera más rápida y eficaz, no fueran accesibles a los que ya están marginados económicamente y socialmente, o sólo contribuyeran a agrandar la distancia que separa a estas personas de las nuevas redes que se están desarrollando al servicio de la socialización humana, la información y el aprendizaje”.
Nella nostra cultura è già presente la consapevolezza che ciò che può unire, può anche dividere; ad esempio, già nella lingua greca il mare, che separa popoli e continenti, ha anche il significato di ‘ponte’.
. Un altro segno dell’attenzione dedicata ai ‘mezzi di comunicazione’ è stato l’impiego alternato di lingue diverse, dovuto all’eterogenea composizione linguistica dell’uditorio.
Assumere il linguaggio dell’altro è un modo, semplice e diretto, di avvicinarsi all’altro, testimoniando la propria volontà di comprendere e di essere compresi, presupposto essenziale per poter comunicare davvero.
“In one of the earliest reflections on the nature of communication, Plato highlighted the dangers of any type of communication that seeks to promote the aims and purposes of the communicator or those by whom he or she is employed without consideration for the truth of what is communicated. … … … The art of communication is by its nature linked to an ethical value, to the virtues that are the foundation of morality”.
lunedì 26 maggio 2008
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