lunedì 26 maggio 2008

5 . Ponti o barriere?

Lo scorso 23 maggio Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza gli operatori della comunicazione ed nel suo discorso è stata fortemente sottolineata l’importanza dei mezzi di comunicazione, capaci di creare nuovi ponti, ma anche nuove distanze, prodotte anche dalla grande disparità fra le diverse possibilità di accesso o di fruibilità di questi strumenti; si pensi, ad esempio, alla questione del ‘digital divide’, o all’importanza strategica che ha assunto la conoscenza delle lingue straniere.
”Sería una tragedia para el futuro de la humanidad si los nuevos instrumentos de comunicación, que permiten compartir el conocimiento y la información de manera más rápida y eficaz, no fueran accesibles a los que ya están marginados económicamente y socialmente, o sólo contribuyeran a agrandar la distancia que separa a estas personas de las nuevas redes que se están desarrollando al servicio de la socialización humana, la información y el aprendizaje”.
Nella nostra cultura è già presente la consapevolezza che ciò che può unire, può anche dividere; ad esempio, già nella lingua greca il mare, che separa popoli e continenti, ha anche il significato di ‘ponte’.
. Un altro segno dell’attenzione dedicata ai ‘mezzi di comunicazione’ è stato l’impiego alternato di lingue diverse, dovuto all’eterogenea composizione linguistica dell’uditorio.
Assumere il linguaggio dell’altro è un modo, semplice e diretto, di avvicinarsi all’altro, testimoniando la propria volontà di comprendere e di essere compresi, presupposto essenziale per poter comunicare davvero.
“In one of the earliest reflections on the nature of communication, Plato highlighted the dangers of any type of communication that seeks to promote the aims and purposes of the communicator or those by whom he or she is employed without consideration for the truth of what is communicated. … … … The art of communication is by its nature linked to an ethical value, to the virtues that are the foundation of morality”.

sabato 10 maggio 2008

4 . Comunicazione: una riflessione sui termini

La rapida evoluzione dei mezzi di comunicazione ha fatto sì che, in molti casi, si presti a volte più attenzione alla cura del mezzo (aspetto formale e canale) piuttosto che al contenuto, o alle persone alle quali ci si rivolge.
Può accadere che, soddisfatti dall’aspetto formale del messaggio e dai suoi requisiti estetici, non sempre ci si chiede se la comunicazione che vogliamo trasmettere è davvero in grado di stabilire un contatto con il suo target di riferimento.
Le parole non nascono mai per caso, e la loro etimologia spesso rivela il significato profondo che esse veicolano, al di là dell’uso corrente, ed a volte superficiale, che ne viene fatto.
L’etimo del termine ‘comunicazione’ rimanda al latino ‘communis’ (in italiano ‘comune’), ‘communicare’ (‘mettere in comune’, ‘accostarsi’), ‘cum munia’ (con vincoli, con legami’). In origine perciò il significato del termine era pervaso dal concetto di condivisione e di vicinanza, poi molto più sfumato nella lingua italiana.
Il concetto di comunicazione è quindi, in origine, strettamente legato a quello di relazione interpersonale diretta, e sarà con il moltiplicarsi dei media che si parlerà di mezzi di comunicazione di massa e di comunicazione a distanza, svincolandone il significato da quello di contatto diretto o immediato fra persone diverse.
Ma i nuovi strumenti di comunicazione di cui disponiamo quanto ci uniscono? Quanto ci separano?