giovedì 11 dicembre 2008

17 . Etica e comunicazione

La comunicazione è il ‘luogo’ dell’incontro fra gli uomini: così afferma Apel (1990) che, riecheggiando Heidegger, sostiene che l’uomo è, per sua natura, un essere comunicante, e che quindi la comunicazione medesima è un valore etico; è la condizione che consente il dialogo fra le persone e lo sviluppo dell’individuo nella dimensione della socialità, ‘liquido di coltura’ dell’umanità.
La comunicazione quindi, in quanto strumento di promozione della persona, esige il rispetto di un codice etico, fondato su alcuni basilari principi:
¨ essere disponibili a dialogo
¨ saper ascoltare
¨ esprimersi in modo comprensibile a tutti
¨ assumersi la responsabilità di ciò che si dice.
In pratica, comunicare in modo etico vuol dire rispettare le opinioni ed i sentimenti degli altri, riconoscere la diversità come ricchezza, elaborare i conflitti come occasioni di crescita, esprimersi in modo chiaro e corretto, dire la verità.
Quali sono gli aspetti della comunicazione che, nei nostri contesti di vita e di lavoro, è possibile migliorare?

mercoledì 26 novembre 2008

16 . Filosofia e comunicazione

I filosofi greci affermano il primato della comunicazione orale su quella scritta. Socrate (469 a.C.) non lascia scritti, ma affida il suo insegnamento al dialogo con i discepoli; ed anche Platone (428 a.C.) raccomandava di ‘dire’, e non solo scrivere, ciò che per noi ha una valenza emotiva particolare. Anche per noi, la formula in uso nei nostri tribunali: “Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità” ha ben altro impatto emotivo di quello che potrebbe avere la formula: “Giuro di scrivere la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità”.
Per Locke (1632) ‘il linguaggio è il rivestimento verbale delle idee’ , mentre Wittgenstein (1889) sottolinea la necessità di rispettare la coerenza fra parole e fatti: ‘Il linguaggio è costituito da proposizioni, il mondo da fatti; quando sono dotate di senso, le proposizioni corrispondono ai fatti’. ‘Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere...’
Per Heidegger (1889) ‘essere’ e comunicazione si sostanziano a vicenda ed il loro rapporto è perciò inscindibile: ‘Il linguaggio è la casa dell’essere. La comunicazione è la condizione essenziale dell’ ‘esserci’ (Dasein)’.
Hora (1891) sottolinea la necessità di comprendere gli altri per comprendere sé stessi : ‘Per capire se stesso, l’uomo ha bisogno di essere capito dall’altro. Per essere capito dall’altro, ha bisogno di capire l’altro’.

lunedì 10 novembre 2008

15 . Noi e la rete

Non è un mistero che le persone ‘di una certa età’ convivano con qualche difficoltà, venata di diffidenza, con la miriade di strumenti di comunicazione informatica e digitale che popolano le nostre giornate, tollerandola solo per la necessità di mantenere una tempistica accettabile nello scambio delle proprie comunicazioni. Così spesso l’attenzione, ‘rubata’ in parte ai contenuti, è rivolta all’uso, a volte ostico, degli strumenti (programmi che si impiantano, ADSL che non va, mail che non si scaricano, siti che non si aprono), sullo sfondo di una più o meno consapevole nostalgia di un tempo in cui gli strumenti potevano ritenersi completamente ‘addomesticati’ quando le nostre piccole mani avevano imparato a non macchiarsi intingendo la penna nei calamai che ogni mattina il bidello passava a rabboccare, banco per banco, ed a non pungersi con il pennino ‘Italia’, da ripulire con la carta assorbente prima di riporre la penna nell’astuccio, facendo attenzione a non sprecarne troppa; la cosa più difficile era intingere, giusto il necessario, il pennino nell’inchiostro, non troppo per non farlo gocciolare sul foglio, e non troppo poco perchè non ‘grattasse’ scrivendo, ma una volta imparato il tocco giusto, il gioco era fatto, e tutto ciò che era necessario per scrivere ci sembrava ormai completamente in nostro possesso. Poi, le cose sono cambiate, e poco per volta il portatile ha preso il posto di penne e quaderni, internet ha sostituito il postino, e tutto si è fatto più impersonale: non più la calligrafia come impronta di sentimenti ed emozioni, la stretta di mano, convinta o sfuggente, e l’incontro di sguardi nel dirsi e ascoltarsi, non più l’espressione del viso, o il tono di voce, o l’accento, a dirci dell’altro ciò che l’altro non dice; la rete ha disegnato la mappa virtuale di un villaggio globale, che è dappertutto senza essere davvero da nessuna parte. Per quelli della mia età, la sensazione di una grande finzione, al servizio dell’informazione.
Ma oggi, qualcosa nella mia percezione della rete è cambiato. Una newsletter, arrivata nella mia posta dal New York Time, nella notte che per noi europei è stata ‘la notte di Obama’, che non parlava della crisi delle borse o dei rapporti politici degli USA con il Medio Oriente, ma che mi linkava ad un blog nel quale mi invitava ad entrare digitando member.id e password; così, come per magia, mi sono ritrovata in una piazza virtuale, affollata di uomini e donne invisibili, con storie, culture e condizioni diverse, che da ogni angolo del pianeta dicevano, per quanto le parole sono capaci di dire, di speranze riaccese, orgoglio ritrovato, radici riemerse che da un continente all’altro hanno fatto riscoprire e rafforzare legami; persone che in tutto il pianeta hanno passato buona parte del giorno (o della notte, a seconda del fuso) ascoltando dalla televisione le notizie che, in arrivo dagli U.S.A., rimbalzavano di rete in rete, o cercando su internet in villaggi sperduti dove la TV non arriva, quelle informazioni che, giungendo man mano, andavano costruendo il mosaico di un risultato finale, vissuto da molti come l’alba di una nuova speranza.
Non sappiamo se davvero, e in che modo, Obama potrà trasformare in realtà i loro sogni, ma qualcosa di speciale è avvenuto: aver potuto scambiare, in tempo reale, emozioni e speranze suscitato da un evento che ha già segnato la storia, accaduto per i più in un paese geograficamente e culturalmente ‘all’altro capo del mondo’, e scoprire che queste emozioni e queste speranze sono espresse con gli stessi accenti negli USA come in Medio Oriente, nel sud e nel nord del pianeta, dando voce alle attese di giustizia, di uguaglianza e di pace che accomunano popoli e razze diverse, e che la rete ha fuso in un unico coro, creando per una volta le condizioni di una reale condivisione.

mercoledì 29 ottobre 2008

14 . Com.Pa. 2008

Anche quest’anno si è tenuto, dal 21 al 23 ottobre, e per la prima volta a Milano, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica dei Servizi al Cittadino ed alle Imprese, più semplicemente conosciuto come ‘Com.Pa.’. Com’è noto, si tratta di un importante appuntamento finalizzato a fare il punto sulla Comunicazione Pubblica (nuove esperienze, strumenti, e progetti) in relazione ai nuovi bisogni di conoscenza e di comunicazione dei cittadini, delle aziende e degli enti.
Come sempre, il programma è stato ricco e stimolante per gli operatori ma, come già segnalai quando, nell’edizione 2003, dirigendo la U.O.C. di Comunicazione Pubblica della ASL 2 di Napoli (Bologna 2003) curai la partecipazione al Salone dell’Azienda, ciò che mancava, e che a mio avviso continua a mancare, è un’interlocuzione reale e non marginale con i cittadini-utenti cui la comunicazione è diretta, sui nuovi bisogni emergenti, sulle ricadute concrete e sulle sue criticità, considerandole così anche dal punto di vista dei ‘fruitori’ e non solo da quello degli ‘erogatori’, dei funzionari e degli ‘esperti’.
Una maggiore presenza di ‘utenti’ e delle loro rappresentanze nei Convegni e nei Workshop farebbe probabilmente emergere più nettamente gli aspetti critici, ma arricchirebbe anche le proposte e gli stimoli, facendo del Salone stesso un laboratorio di Comunicazione Pubblica.

giovedì 16 ottobre 2008

13 . Il ‘burocratese’

E’ apparso qualche giorno fa sul sito dei ‘Comunicatori pubblici’ un post dal titolo : “Sciatto e oscuro: il linguaggio della P.A. per Tullio De Mauro”, col commento: Se non ci riesce Tullio De Mauro a raccapezzarsi nel linguaggio della Pubblica Amministrazione, figuriamoci un cittadino comune!
Afferma De Mauro:
"Norme che si aprono con periodi di 192 parole, equivalenti a una pagina intera senza segni di interpunzione, non hanno davvero motivazione di esistere: sono solo un incubo linguistico. Ricordo che ho faticato molto a mettere un periodo in ordine di una legge, e poi non sono comunque riuscito a capire cosa volesse dire". … … …
"Diciamo che il linguaggio della PA è un po' migliorato a partire dalla metà degli anni Novanta, grazie a una serie di interventi di Ministri di varie parti, Bassanini, Cassese, che hanno emanato … un "Codice per il linguaggio amministrativo della P.A."
… … … "Molte amministrazioni, specialmente amministrazioni locali, Comuni, Province, che sono più a contatto con la gente, che hanno più bisogno di far capire quello che vogliono dire, si sono impadronite di questo codice, e cercano di rispettarlo" … … …
… … ... "Le amministrazioni centrali di questo Stato in realtà sono molto meno sensibili, dunque continuano ad avere decreti, normative, direttive poco comprensibili. Anche leggi purtroppo … … … In generale si può dire che tutta la normativa che viene dal centro del paese è scritta male, con periodi lunghi con parole inutilmente difficili, e senza la spiegazione di concetti più tecnici".
"C'è sicuramente sia un problema di necessità d'uso di termini speciali che sono riferiti ai vari ambiti in cui la normativa può intervenire, sia di natura tecnico-giuridica. Nulla vieta di spiegarli, anzi sia nel codice sia in una legge del parlamento si consiglia di mettere alla fine delle norme un piccolo dizionario, ma solo quando serve introdurre davvero dei termini tecnici. Non è però questo il problema, lo è invece una certa sciatteria, e poco interesse a farsi capire davvero".

sabato 20 settembre 2008

12 . Comunichiamo per capirci, o per confonderci?

La comunicazione nel mondo animale e lo sviluppo del linguaggio nel bambino offrono lo spunto per porsi anche qualche domanda sul nostro modo di comunicare, ad esempio all’interno dei contesti lavorativi: il sistema di comunicazione interna ed esterna è adeguato alla sua funzione? favorisce lo sviluppo dell’organizzazione? la trasmissione delle informazioni più importanti ha la priorità sulle altre? raggiunge tutti coloro ai quali sono utili? il linguaggio impiegato è comprensibile a tutti quelli che potrebbero utilizzare le informazioni? nelle comunicazioni interne ed esterne viene impiegata una terminologia professionale sufficientemente condivisa e chiara nei suoi significati?
Come abbiamo visto, fra gli animali quanto maggiore è l’importanza di una comunicazione ed il numero di individui che coinvolge, tanto più il messaggio viene trasmesso in modo da essere rapidamente ed ampiamente compreso.
Avviene così anche fra noi umani?
Quante volte accade che siano proprio le cose più importanti ad essere tenute nascoste, o difficilmente accessibili, o accessibili a pochi? O che siano nascoste nell’oscura terminologia dei linguaggi professionali, o nell’ermetismo della burocrazia istituzionale?

venerdì 5 settembre 2008

11 . Evoluzione e linguaggio

Com’è noto, lo sviluppo ontogenetico riassume quello filogenetico; infatti ogni essere umano che viene al mondo ripercorre tutto il percorso evolutivo che lo ha preceduto, dall’originaria condizione di organismo unicellulare vivente nelle acque a quella dell’individuo adulto nostro contemporaneo. Analogamente, lo sviluppo del linguaggio nel bambino ripercorre le medesime fasi dello sviluppo del linguaggio nell’umanità.
Già Vico (1725), affermava che, osservando l’uso del linguaggio in popolazioni con comportamenti ‘primitivi’. era possibile ricostruire le fasi del suo sviluppo nella specie umana, ritrovando poi anche le stesse ‘tappe’ nello sviluppo del linguaggio in ogni individuo:
“La prima ... (linguaggio non verbale) fu una lingua muta per cenni o corpi ch’avessero naturali rapporti all’idee ch’essi volevano significare; ...
... la seconda (disegno e metafora) si parlò per somiglianze, comparazioni, immagini, metafore , ...
... la terza (linguaggio verbale) fu lingua umana, per voci convenute da’ popoli ...”.